Ai 300 scalini

Il lato colturale

Una volta dentro i cancelli di Ai 300 scalini, passeggiando, ci si imbatte immediatamente nella vigna centenaria, bonificata e curata dalla comunità con supervisioni esterne, che ogni anno produce circa 70 bottiglie di vino (salvo imprevisti…).

Subito dopo, si apre un orto comunitario a forma di fiore, coltivato dal gruppo autogestito di ortiste, con pratiche di agricoltura sostenibile a difesa della biodiversità. Lì al centro del petalo si trova il piccolo apiario didattico con alcuni bee hotel che danno rifugio agli insetti solitari.

Tutto intorno è il giardino manutenuto come “giardino in movimento” che contiene anche alcuni bio-laghetti fuori suolo e uno di recente costruzione interrato, aiuole eco-anarchiche e dead hedge.

Questo tipo di curatela degli spazi verdi permette alle piante (anche a quelle spontanee del prato misto) di concludere i propri cicli andando a seme e mantenendo sempre vivo e autoregolato il terreno. Non manca un piccolo frutteto composto da alberi di “frutti antichi”, alcuni residui della vecchia destinazione agricola della collina, e altri piantumati a partire dal 2014.

Procedendo nella camminata si intravedono le aiuole didattiche in cui convivono piante destinate alle grandi coltivazioni (come i cereali), erbacee perenni e non, bulbi, ortaggi, aromatiche e residui floristici della storia del luogo, alla fine del sentiero si nasconde il semenzaio coperto in cui far germogliare le sementi prima di metterle a dimora nell’orto.

Tornando indietro, un po’ nascosta, c’è la compostiera autocostruita per il recupero dei rifiuti organici prodotti dal rifugio di collina, che con il tempo maturano in compost fertile per le aree coltivate.

Tutto a cura della comunità

Come tutto lo spazio Ai 300 scalini, anche queste aree sono curate da persone della comunità del Teatro dei Mignoli.